La c.d. maggiorazione convenzionale (art. 4 l. n. 21/1986) erogata dalla Cassa commercialisti non può essere revocata in via definitiva

Diritto del lavoro e dell'impresa

04 Marzo 2020 StudioLegaleBcm

Lo ha stabilito il Tribunale di Palermo, sezione lavoro, con la sentenza n. 903/2020 dello scorso 28 febbraio.

Un dottore commercialista, titolare di pensione di inabilità erogata dalla Cassa commercialisti, percepiva il beneficio della cd. maggiorazione convenzionale di cui all’art. 4 della L. n. 21/1986 e dell’art. 17 del Regolamento previdenziale adottato dalla Cassa.

Tale beneficio è stato percepito fino a quando la Cassa, accertato il superamento dei limiti reddituali per il triennio 2010-2012, ne disponeva la revoca.

Senonché, nel successivo triennio 2012-2014, poiché titolare di redditi inferiori alla prevista soglia, il ricorrente formulava nuova istanza di fruizione della maggiorazione convenzionale, la quale veniva tuttavia negata dalla Cassa, che riteneva il benefico definitivamente non più spettante.

Il Tribunale di Palermo, accogliendo la tesi dello Studio BCM, ha invece affermato che “alcuna disposizione normativa né regolamentare dispone la perdita definitiva del beneficio per effetto del mancato possesso temporaneo del requisito reddituale”, non potendo quindi escludersi, a priori, che l’iscritto alla Cassa, nuovamente acquisito il requisito reddituale temporaneamente perduto, possa accedere nuovamente al beneficio in questione.

Al ricorrente è stato riconosciuto il diritto alle differenze tra quanto effettivamente percepito a titolo di pensione di inabilità e quanto invece sarebbe spettato in ragione della maggiorazione.