Illegittimità della sanzione amministrativa irrogata in forza di norma dichiarata incostituzionale

Diritto Amministrativo

15 Marzo 2019 StudioLegaleBcm

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 732/2019, in riforma della precedente pronuncia di merito, riconosce l’illegittimità della sanzione pecuniaria irrogata ad una società dall’Autorità per l’energia, per la presunta violazione dell’art. 81 commi 16, 17 e 18 D.L. n. 112/2003, conv. L. n. 133/2008 (c.d. Robin Tax), poiché motivata sulla scorta di una normativa poi dichiarata costituzionalmente illegittima.

Con la sentenza n. 10 del 2015 la Corte costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 81 cit., per violazione degli artt. 3 e 53 Cost.
Tuttavia, nel pronunciare la superiore illegittimità, la Corte aveva postergato gli “effetti tipici” conseguenti alla dichiarazione di incostituzionalità (espunzione ex tunc della norma dall’ordinamento giuridico con efficacia erga omnes) a far data “dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione” in Gazzetta Ufficiale.

La limitazione pro futuro degli effetti temporali della sentenza avveniva sulla scorta di specifiche esigenze (su tutte il principio dell’equilibrio di bilancio di cui all’art. 81 Cost., per gli effetti economici derivanti dalla restituzione dei versamenti tributari medio tempore effettuati), tenendo conto del principio di stretta proporzionalità, a mente del quale, l’azione deve limitarsi a quanto è strettamente necessario per raggiungere le finalità perseguite.

Al contrario, nessun espresso riferimento si rinveniva nella sentenza rispetto al potere di vigilanza dell’Autorità, sul cui presupposto veniva irrogata la sanzione pecuniaria impugnata.

Pertanto, come sostenuto dallo Studio Legale BCM, doveva ritenersi la riespansione della regola generale della retroattività degli effetti della pronuncia d’incostituzionalità per tutte quelle circostanze che non hanno giustificato la decisione di differire gli effetti della sentenza.
Conseguentemente, tra i rapporti giuridici travolti dalla superiore pronuncia – in quanto ancora pendente all’epoca della pronuncia – era certamente da ascrivere il procedimento sanzionatorio de quo, che si era formalmente concluso in data successiva alla pronuncia della Consulta.

Il provvedimento sanzionatorio, pertanto, è stato dichiarato illegittimo in quanto adottato in carenza “sopravvenuta” di potere.